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  • Gilda Di Nardo

Narrazione e terapia


Voglio condividere in questo spazio, oggi, la riflessione sul fatto che narrare rappresenta l’unico modo che l’essere umano possiede per far conoscere un accaduto o la propria storia. Non è possibile, infatti, presentarsi al mondo se non narrandosi. Quando parlo di narrazione non mi limito a intendere la sola narrazione di tipo verbale ovviamente. L’operazione narrativa, infatti, può avvenire attraverso vari canali (dal linguaggio parlato, alla scrittura, all’immagine video, ai gesti e alle posture, ecc.); ma in questo spazio voglio mantenere il focus soprattutto sui libri e sulla loro fruizione, e voglio portare all’attenzione di chi legge alcune riflessioni. Iniziamo: scrivere qualcosa, come leggerlo, può facilmente cambiare il nostro umore ed avere forti implicazioni sul resto della nostra giornata; questo è sperimentabile in ogni momento della nostra vita, attraverso un libro che ci siamo scelti o che ci è capitato per caso tra le mani, un servizio del telegiornale, un dialogo sentito senza volere sull’autobus, una scena intravista dal treno. E inoltre provate a rileggere una vecchia lettera, un vecchio biglietto di auguri o, visto che siamo nell’era digitale, una vecchia email, che effetto vi fa? Dal passato emergeranno magari incredibili similitudini col presente o enormi rotture con lo stesso, e magari in un’email di oggi scoprirete invece di aver perso il brio che caratterizzava la vostra comunicazione o di averla resa invece più espansiva. La nostra scrittura o il modo in cui elaboriamo storie che ascoltiamo o leggiamo, ci caratterizzano profondamente. Fruire di un testo o scriverlo, attivano sia il nostro registro emotivo che cognitivo. Leggere un libro, scrivere un testo possono pertanto essere un ottimo esercizio di pratica cerebro-emotiva, per conoscerci di più e per ampliare i nostri schemi relazionali e comunicativi. Pensate a quanto rifiuto suscitino talvolta alcuni libri, eppure in quell’esatto momento stiamo sperimentando uno stile di scrittura, di pensiero, di comunicazione così lontano da noi che ci crea rifiuto. Leggere o scrivere delle storie ci permette di sperimentare e conoscere stili relazionali, “copioni” che non utilizziamo o di riconoscerne alcuni che magari utilizziamo troppo. Sono anni oramai che il mondo scientifico ha rivolto la sua attenzione all’utilizzo degli strumenti narrativi in terapia. Personalmente credo che per chiunque, tanto più per chi sta seguendo un percorso di psicoterapia, la lettura, la scrittura e la riscrittura ( ad esempio riscrivere vecchie lettere, modificando la forma) possano rappresentare un’esperienza intensa e significativa. Tornerò in un altro post a raccontarne un po’ di più. In chiusura di questo breve post: Micheal White era solito dire la patologia è solo una particolare struttura narrativa e che la terapia è un intervento su di essa; riprendo le sue parole e riformulandole mi viene da dire che la vita è una particolare struttura narrativa fatta da ciò che è stato scritto per noi e da quanto abbiamo voluto/potuto scrivere noi. Giocare con le narrazioni attraverso libri, scrittura e riscrittura, credo che sia una possibilità creativa di intervenire sulla nostra vita, solo per rileggerla o anche per riscriverla o più semplicemente per scriverne delle nuove e piacevoli pagine.


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