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Quale futuro? Vedremo...

April 30, 2018

"Stai attento a quello che vuoi, perchè potresti ottenerlo" è il titolo di un articolo di Annamaria Testa apparso oggi su Internazionale del quale più avanti riporterò alcuni estratti ( questo il link all'articolo nella sua interezza https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2018/04/30/conseguenze-variabili ). Tale articolo se pur parte da tematiche di attualità  mi ha subito riportato a riflessioni di stampo clinico, soprattutto in relazione ad alcuni dei miei pazienti. Come occupiamo il nostro tempo e come guardiamo al tempo che passa, alla dimensione del futuro? Di certo in questi giorni sempre più veloci, iperconnessi e caratterizzati da un mondo del lavoro sempre più precario, la tematica include aspetti molto diversi, difficili da inglobare in un unico post. Pertanto voglio soffermarmi solo su alcune questioni. Il pessimista, l'ottimista, chi si arrende, chi ha sempre la sensazione di dover lottare col tempo o con un destino malvagio, ognuno di noi ha una particolare propensione, delle convinzioni e a volte delle esperienze che funzionano come uno stampo predittivo di ogni evento. In ambito clinico, molti dei problemi di ansia sono legati ad un'anticipazione ansiosa e catastrofica degli eventi ( o più raramente a previsioni troppo rosee ed illusorie), la cronicizzazione di alcuni disturbi è correlata  ad una totale perdita di speranza ed anche ad una malsana organizzazione del proprio tempo. Il paziente in terapia impara a usare al meglio il suo tempo, ovvero in maniera coerente ai suoi desideri e ai propri obiettivi e spesso questo avviene anche grazie ad un esame del proprio rapporto col tempo e con le prospettive sul futuro. Qui di seguito alcuni brani estratti dall'articolo sopracitato che secondo me offrono un'ottima occasione di riflessione:

 

 

 

"Ecco di che si tratta: il futuro non succede mai tutto insieme. Gli elementi che compongono il nostro presente hanno inerzie diverse, e si modificano con diverse accelerazioni. Per dire: siamo riusciti a mappare 1,7 miliardi di stelle della galassia (il risultato è stato presentato pochissimi giorni fa), ma continuiamo a esaltarci per un gioco nato nel terzo secolo avanti Cristo, e nella sua forma moderna a metà ottocento.

E poi. Il futuro è sempre più complicato (nel senso di composto da molti più nuovi elementi, impastati coi vecchi) di quanto possiamo immaginare.

E poi. Le prime conseguenze di una decisione hanno sempre ulteriori conseguenze, e conseguenze delle conseguenze delle conseguenze, che infine si perdono in una nebbia di boh.

 

Quel che capita al pianeta prima o poi toccherà anche me e gli amici miei, anche se faccio finta di niente

 

E poi. Nel futuro c’è una dose di assoluta imprevedibilità, e di caotici battiti d’ali di farfalla che possono ridisegnare un intero scenario in modo tanto repentino quanto incontrollabile.

E poi. Per alcuni il “futuro” è fra tre anni, per altri fra dieci, per altri fra sei mesi, per altri ancora, domattina: è difficile mettersi d’accordo perfino sulla misura del “futuro”.

..

E poi. Progettare pensando al futuro, e cercando di orientarne l’andamento in modo a noi favorevole, è un comportamento funzionale alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Non riusciamo a non farlo (del resto, se non lo facessimo, smetteremmo perfino di lavarci i denti).

 

Ma occhio: progettiamo il futuro essenzialmente modellandolo sulle nostre esperienze passate. La qual cosa, per esempio, ci ha consentito per millenni di prepararci all’inverno da brave formichine quando era ancora estate, e tanto da non morire poi di fame e di freddo.

Tutto questo, però, funziona bene quando si tratta del susseguirsi degli inverni e delle estati. Meno bene quando si tratta delle mille variabili che determinano i destini individuali, o sociali, o nazionali o, appunto, planetari...

...ciascuno di noi – questione di punti di vista, eh – tende a vedersi al centro degli eventi per l’ineliminabile motivo tecnico che osserva tutto il resto dall’esatto punto in cui si trova, è anche facile che ciascuno di noi sovrastimi sia la propria capacità di comprendere gli eventi, sia la propria possibilità di cambiarne il corso. "

 

"Dunque: ci sono un vecchio contadino e suo figlio. Sono poveri e possiedono solo un cavallo, che un giorno se ne scappa. I vicini si dispiacciono, ma il contadino risponde “vedremo”.

Succede che il cavallo torni, e si porti dietro una mandria di cavalli bradi. I vicini corrono a congratularsi, e il contadino risponde “vedremo”. E succede che il figlio del contadino provi ad addomesticare uno dei nuovi cavalli, cada e si rompa una gamba. Tutti si dispiacciono, ma si sentono nuovamente rispondere “vedremo”.

E succede che il paese entri in guerra. Tutti i giovani del villaggio, tranne il figlio del contadino che ha la gamba rotta, vengono arruolati. Nessuno sopravvive. A guerra finita, il figlio è guarito e i cavalli, venduti a ottimo prezzo, hanno procurato una buona rendita al non più povero contadino.

Però la storia non ci dice che cosa capita in seguito al figlio, e al figlio del figlio.

Insomma: vedremo".

 

Questa storiella cinese  riportata nell'articolo citato, mi permette di chiudere dicendo che un atteggiamento sano verso il tempo è quello che è coerente e funzionale con i nostri interessi, obiettivi, desideri e che lascia spazio ai nostri doveri  ma anche ai nostri piaceri, senza lottare contro l'imprevedibile ma senza neppure arrendersi a certezze immaginarie. Insomma se un estremo pessimismo o un ostinato fatalismo possono essere dannosi, un atteggiamento realistico  e possibilistico che il "vedremo" della storiella ben esemplifica è di certo più equilibrato e ci allontana tanto da un senso di onnipotenza quanto dal vittimismo e dal fatalismo ossessivo e ci permette di vivere con maggiore leggerezza il nostro tempo, momento per momento. Riprendendo il titolo originario dell'articolo mi verrebbe da dire " Stai attento a ciò che vuoi e a ciò che non vuoi perchè potresti ottenerlo", insomma la chiave possibilistica che il " vedremo" riassume rappresneta la posizione più sana e forse anche per questo più difficile, ma possibile!

 

 

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