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Cambiare o non cambiare? Questo è il dilemma!

February 13, 2019

 

Inizio con questo spunto musicale ( Change di Tracy Chapman) ad introdurre  alcune riflessioni sul cambiamento. Il brano mi è sembrato adatto poichè proprone alcuni interrogativi che se da un lato evidenziano la bellezza e la necessità del cambiamento, dall'altro lo legano alla paura, all'incertezza, al rischio. Molto spesso nel mio lavoro incontro l'ambivalenza davanti al cambiamento: "Vorrei cambiare ma". C'è da dire che alcuni tra noi non sono particolarmente turbati dal cambiamento, altri lo temono ed altri ancora non sanno  davvero farne a meno; sta di fatto che solitamente in un percorso di psicoterapia, il cambiamento è sempre un tema sensibile, perchè di fronte ad esso emergono paure, resistenze, speranze e slanci ( a volte salutari a volte illusori). Per ognuno poi cambiare significa una cosa specifica: arrestare un sintomo, cambiare vita, smettere di cambiare di continuo ecc. Secondo un modello transteorico, il cambiamento avviene in cinque fasi ( che elenco di seguito); se si è impegnati in un percorso di cambiamento, può essere utile riflettere su questo schema e soprattutto sul fatto che il cambiamento è un percorso, consapevole e graduale .

  1. precontemplazione: la persona non ha nessuna intenzione di cambiare, non è consapevole dalla propria condizione patologica o a rischio, mentre altri vedono il problema la persona lo minimizza. In questa fase manca la motivazione e costruirla è l’obiettivo principale dell’operatore;

  2. contemplazione: si inizia a considerare la possibilità di un cambiamento, sia gli aspetti positivi che negativi del cambiamento vengono riconosciuti;

  3. determinazione o preparazione: la decisione di cambiare viene raggiunta, la consapevolezza degli aspetti negativi del vecchio comportamento domina su quelli positivi, la persona mostra apertura verso suggerimenti, generalmente questo stadio ha una durata minore rispetto ai precedenti. Qui si può regredire o procedere verso gli stadi ulteriori. Fondamentale l’intervento dell’operatore verso la costruzione di strategie operative.

  4. azione: il comportamento a rischio è interrotto, viene adottato il nuovo comportamento che viene incorporato nel proprio stile di vita.

  5. mantenimento: il problema viene definitivamente abbandonato, rischio di ricadute. Nel caso in cui sia presente una ricaduta, più questa viene colpevolizzata, più è forte il rischio di non ricominciare il ciclo e di arrendersi.

 

In che punto sono del mio percorso di cambiamento? Voglio davvero cambiare e mi serve? Perchè voglio cambiare?A cosa sono disposto ad arrivare pur di non cambiare o, di contro, cosa sono disposto a rischiare pur di cambiare? Il cambiamento va considerato  un evento portatore di crescita e miglioramento, non come un ostacolo impossibile da superare o peggio, come qualcosa di minaccioso e destabilizzante. E' legittimo che non ci si senta sicuri o che restare nella situazione in cui siamo, talvolta, possa risultare più comodo e sicuro; è però salutare interrogarsi sempre sulle certezze a cui ci aggrappiamo; è necessario capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi che ci procuriamo ostinandoci in posizioni di non cambiamento, di cambiamento non duraturo o di cambiamento perenne (  a seconda della situazione in cui ci si ritrova).  Esemplifico per chiarezza: sono un soggetto ansioso e voglio risolvere la mia ansia ma grazie ad essa tutti mi stanno vicino e si preoccupano per me; in questo ipotetico esempio per la persona in questione il vantaggio indiretto del sintomo è la vicinanza degli altri, quindi dinanzi al cambiamento può emergere la paura di restare solo. Esistono anche altre situazioni in cui la resistenza al cambiamento ha dei vantaggi indiretti, perciò è sempre giusto chiedersi innanzitutto se si vuole cambiare davvero e se si è disposti a sperimentare un assetto diverso dal solito.

Quando un sintomo o una situazione faticosa per noi si affacciano alla consapevolezza, vuol dire che qualcosa in noi funziona “male” e ci mette nella condizione di soffrire psicologicamente; di solito la sofferenza origina in ultima istanza dalla privazione di quella libertà di conoscenza, esplorazione ed esperienza di cui abbiamo bisogno per realizzare il nostro potenziale di esseri umani. Imparare a cambiare adattandoci alla realtà che cambia intorno a noi, alle situazioni che cambiano, ai sentimenti e alle emozioni che cambiano, è dunque un passo fondamentale per la crescita personale. L’universo è in continua evoluzione ed in continuo movimento; i tentativi di restare agganciati ad una situazione stabile nella speranza che non cambierà mai sono non solo destinati a fallire, ma anche molto faticosi e dolorosi. Se non impariamo ad accettare il cambiamento ed il continuo flusso della realtà, rischiamo di cristallizzarci in una forma rigida che prima o poi schiaccerà anche noi e le sbarre della gabbia che prima ci proteggeva, diventeranno le sbarre della nostra prigione. In ultimo aggiungo che molto spesso la mancanza di un orizzonte di cambiamento o, ancor più, immaginare che quell'orizzonte sia deciamente peggiore e catastrofico, bloccano la persona in un territorio senza speranza. E' necessario perciò lavorare sul proprio immaginario, guardare gli obiettivi che ci si propone e muoversi in quella direzione. Solo così il "Bambino impaurito" verrà sostituito da un adulto equilibrato che può scegliere di cambiare oppure no ma con consapevolezza.

 

 

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